S’ciopetine, Sclopit, Sciopit, Strigoli, Stridoli, Bubbolini, Sciopeti e qualsivoglia altra declinazione offertaci dagli innumerevoli dialetti italiani. I suoi soprannomi si riferiscono a quel piacevole scoppiettio che fa il fiore della Silene quando viene compresso tra pollice e indice, per questa ragione viene anche chiamata Cavolo delle Comare poiché i suddetti scoppiettii in rapida successione ricordano lo strepitio delle pettegole di paese che, pur di dire la propria, si parlano l’una sopra l’altra. Il suo nome all’anagrafe da elegante signora dei ceti più abbienti, però, è Silene, Silene Vulgaris la più diffusa. Il nome lo si deve al suo fiorellino panciuto, che ricorda appunto il ventre gonfio di Sileno, compagno di feste e bevute di Bacco.

La Silene è una pianta erbacea perenne, presente su tutti i campi incolti di Italia, dalla pianura alla montagna; il suo nettare è molto ricercato da api e calabroni ai quali, impossibilitati dalla loro stazza a entrare nel fiorellino, dobbiamo i buchini alla base del fiore.

Nonostante tutti i bambini (e non solo) facciano stragi dei suoi fiorellini nei campi, è una pianta diffusissima e il pericolo in cui incorre non è tanto l’estinzione quanto la precipitazione nel baratro del dimenticatoio nel panorama culinario italiano. Una delle difficoltà nel cucinare la Silene è la sua scarsa reperibilità; non si presta infatti all’essere coltivata e il suo spirito libero fa sì che per entrare in contatto con l’elegante Signora ci si debba avventurare nei campi meno frequentati. Sull’altro piatto della bilancia però troviamo dei validissimi motivi per farlo: indimenticabili risotti, frittate, minestre e tortelli. Si può anche consumare cruda con Olio Extra Vergine e limone, oppure assieme ad altre erbette selvatiche o lattuga e insalate comuni. Per questo consumo è consigliabile cogliere la Silene in primavera, poiché le note amare sono meno intense.

Sempre sullo stesso piatto della bilancia troviamo le sue proprietà colieretiche, depurative, antianemiche, rimineralizzanti e uno dei suoi usi più riconosciuti è come emolliente in trattamenti oftalmici. In passato si usava addirittura come rimedio contro la Gotta e il Fuoco di Sant’Antonio.

Insomma, la bilancia propende nettamente più dalla parte dei benefici che da quella degli sconvenienti, quindi visto che la stagione è quella giusta, consigliamo di dedicare qualche giorno tra i campi con la famiglia, gli amici, gli amori e, in addizione/mancanza dei precedenti, con i fidati quadrupedi, alla ricerca di Silene e del suo spirito libero.

Qui di seguito una ricetta dalla quale prendere spunto:

Picnic con la Sg.ra Silene – Frittatine take away

  1. Mondate lo scalogno, lavatelo e tritatelo finemente.
  2. Pulite il Silene, sciacquatelo, tagliatelo a listarelle e cucinatelo per 10 minuti in una padella con l’olio, metà dello scalogno tritato e 1⁄2 bicchiere di acqua tiepida.
  3. Rompete le uova in una ciotola, aggiungete sale, pepe, il Parmigiano Reggiano grattugiato e sbattete energicamente con la forchetta per alcuni minuti.
  4. Aggiungete il Silene e il latte, che manterrà morbida la frittatina, e mescolate bene gli ingredienti
  5. Versate in una padella antiaderente (o imburrate precedentemente la padella) 2 mestoli di composto, cuocete a fuoco vivace per 3 minuti. Staccate i bordi della frittatina con una paletta, rivoltatela e cuocetela per altri 3 minuti. Continuate così fino a esaurire l’amalgama. Tenete le frittatine al caldo.

Nel caso cucinare non sia la vostra passione e vi piaccia trovare la pappa pronta tra Aprile e Maggio, presso Galeata (FC) si tiene annualmente la Sagra dello Stridolo.

 

                                                                                 

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